In questi giorni ci siamo trovati a parlare di varie questioni tra le quali spicca la proposta di IKEA di stabilirsi con un suo punto vendita a Cormano. Abbiamo deciso di non prendere posizione al momento perchè le informazioni che abbiamo sono ancora poche e non vorremmo prendere una strada che si basi su preconcetti e sentito dire.

I fatti che sappiamo sono che: la sede dovrebbe essere nei pressi della Comasina in una zona di territorio che confina con Paderno, il punto vendita occuperà sia territorio cormanese (in prevalenze), sia uno spicchio di territorio Padernese. Ikea assicura di utilizzare come linea guida per l’edificio la sostenibilità ambientale, con impianti di produzione di energia ecosostenibili e con la creazione di aree verdi. Inoltre verrebbe potenziato il trasporto pubblico e creati parcheggi.

Dalla discussione interna al movimento 5 stelle Cormano sono emerse alcune perplessità che ora vi riporto:

  1. La comasina è una strada già congestionata. Sarà in grado di sopportare un traffico superiore dovuto a un punto vendita di grande attrattiva come Ikea?
  2. La zona di possibile ubicazione si trova in un quadrilatero della morte contornato da autostrada MI-VE, Rho-Monza (in forte ampliamento) e Milano-Meda, si prospetta la creazione di un inceneritore di rifiuti speciali (non ancora scongiurato) e sono presenti in loco aziende di forte impatto ambientale come la Ecobat. E’ sensato prospettare, proprio qui, altro traffico=inquinamento, in una zona che comunque è intensamente popolata?
  3. la realtà commerciale di piccole dimensioni di Cormano ne risentirebbe? dobbiamo ricordare che ikea oltre ai mobili vende anche tutta una serie  di piccoli oggetti di uso quotidiano, offre punti ristoro e snack-bar e vende una selezione di cibi tipici del nord europa in piccoli corner di vendita al suo interno. Questo potrebbe influire sui commercianti, sui bar e sugli alimentari già presenti e integrati nel tessuto urbano? Già Cormano non spicca per la sua vivace vita cittadina, se facciamo chiudere anche i negozi che ci sono rimarrebbe un dormitorio.
  4. Ikea sembrerebbe voler potenziare i trasporti pubblici. Se lo fa per incentivare il raggiungimento del negozio senza l’auto, siamo di fronte ad
  5. un buco nell’acqua: se vado all’ikea non torno con il mobile sull’autobus. Se lo fa per contropartita al suo insediamento, offrendo un servizio migliore per la viabilità di Cormano, allora dovremo fare i conti con una maggior presenza di autobus che però saranno fermi dietro a una coda di auto.
  6. la costruzione di questa struttura verrà compensata con l’ampliamento delle zone verdi, con bonifiche e realizzazione di parchi?
  7. Cormano è già edificata per circa il 75-80%, conviene sacrificare altre aree verdi per fare centri commerciali?
  8. I posti di lavoro che eventualmente si verrebbero a creare saranno, in una certa proporzione, legati al comune che 28 dicembre 2008 - Liberazione  Roma, sit-in di protesta dei dipendenti. E' il secondo della Flaica-Cub Ikea: lavoratori italiani, mobili svedesi, stipendi cinesi di Fabrizio Salvatori   Roma - Per la seconda volta, a nove anni dall'apertura del punto vendita, ieri un gruppo di lavoratori della multinazionale svedese Ikea aderenti alla Flaica-Cub hanno effettuato uno sciopero di 6 ore e un sit in davanti al sito dell'Anagnina. La prima giornata di protesta dei lavoratori Ikea di Anagnina si era svolta durante il mese scorso. «Ikea: lavoratori italiani, mobili svedesi, stipendi cinesi», si leggeva su alcuni cartelli; oppure, «Fissati con gli stipendi bassi, mobili ad un euro, lavoratori alla neuro». I lavoratori scioperano perchè «l'azienda - sostengono - al contrario dei principi etici diffusi sulle pubblicità, sta applicando invece esempi di sfruttamento del lavoro senza pari nel panorama, anche esacerbato, delle altre multinazionali di vendita al minuto». Denunciano, inoltre, che alcuni colleghi sono stati «sospesi e non retribuiti dal medico aziendale, nonostante l'attestazione di idoneità dei medici Asl oppure invio di lettere di contestazione disciplinare ai dipendenti usando pretestuosi motivi come un solo minuto di ritardo». Le rivendicazioni principali riguardano la riduzione del numero di contratti part-time, con una loro trasformazione in tempo pieno ed un conseguente aumento delle retribuzioni, ed il reintegro di due dipendenti così come stabilito da una sentenza del Tribunale del Lavoro. Il punto vendita di Anagnina dà lavoro a circa 500 dipendenti, il 90% dei quali hanno un contratto part-time, spesso a tempo indeterminato, da 16 o 20 ore settimanali, che viene retribuito con un salario compreso tra 500 e 650 euro al mese. La Flaica-Cub, «anche in ragione dei bilanci largamente in attivo presentati dall'Ikea», chiede che l'azienda, «invece di assumere continuamente nuovo personale» stabilizzi i precari che attualmente lavorano nel punto vendita di Anagnina e diminuisca i part-time esistenti trasformandoli in contratti a tempo pieno. Sono storie di ordinaria precarietà quelle raccontate dai lavoratori dell'Ikea: «Ho un contratto a tempo indeterminato da 20 ore a settimana» racconta Igor, lavora ad Anagnina da 4 anni «ho chiesto diverse volte all'azienda che mi aumentassero il numero delle ore così da poter avere un salario migliore, ma loro non me lo hanno mai concesso, anche le ore di straordinario vengono assegnate solo a poche persone. Per questo motivo - prosegue - tutti noi che lavoriamo qui siamo costretti a fare anche un secondo lavoro, naturalmente in nero, per poter avere un salario dignitoso a fine mese. Con un ricambio continuo il personale è più facilmente assoggettabile». Ma ci sono anche ben altri tipi di denunce che riguardano l'Ikea. Denunce che parlano di politiche di gestione del personale attuate dall'azienda facendo ricorso ad un «mobbing strisciante», fatto di «spostamenti a mansioni di fatica in seguito a lamentele» o di «orari giornalieri spezzati con turni scomodi che a volte inducono i lavoratori a licenziarsi». Altra richiesta della Flaica-Cub verso l'azienda è quello di modificare l'utilizzo degli stagisti «che in alcuni casi svolgono mansioni identiche a quelle dei lavoratori contrattualizzati, ma percepiscono solo un piccolo rimborso spese». Sul fronte delle vertenze il sindacato rivendica anche il reintegro, come stabilito dal Tribunale del Lavoro di Roma, di due dipendenti che, «sospesi senza retribuzione dopo le visite mediche, in quanto ritenuti non idonei alle loro mansioni, hanno regolarmente passato le visite della Asl».  28 dicembre 2008 - Il Manifesto  LAVORO. La protesta, organizzata dalla Cub, dei dipendenti romani della multinazionale. Tra salari da fame e assurde lettere di contestazione Lavoratori italiani, mobili svedesi, stipendi cinesi. È la convenienza Ikea di Patrizia Cortellessa  Roma - Per la seconda volta in due mesi le lavoratrici e i lavoratori del punto vendita Ikea di Anagnina di Roma - quelli con contratto a tempo indeterminato, ci dicono, perché i precari che subiscono il ricatto del contratto sono dentro a lavorare - hanno incrociato le braccia e hanno dato vita ieri ad un presidio musicale e colorato davanti all'entrata principale. Indossando cappelli rossi e il costume di babbo natale, i manifestanti hanno rivendicato maggiore rispetto per i lavoratori e la stabilizzazione dei precari. «Non riusciamo a capire perché dentro un'azienda che è tra le prime al mondo come fatturato, un'azienda che non ha concorrenza, non possano essere aumentate le retribuzioni di chi vi lavora e i part time non si possano trasformare in contratti a tempo pieno», afferma Giancarlo della Flaica-Cub, il sindacato di base che ha indetto lo sciopero di ieri. «Abbiamo chiesto di avere più ore, per evitare ai lavoratori di dover fare due o addirittura tre lavori per arrivare ad uno stipendio che possa definirsi decente». La risposta dell'azienda? Negativa, of course. «Ora la piaga sta diventando il lavoro degli stagisti», continua: «Le persone entrano in Ikea e viene loro detto: state qui, imparate un lavoro, acquisite professionalità. Alla fine svolgono praticamente le stesse mansioni di tutti gli altri lavoratori, ricevendo invece che un salario un rimborso spese di qualche centinaio di euro». Storie di ordinario sfruttamento, insomma. Chi trova di meglio se ne va, ma visti i tempi trovare altro risulta difficile. E che dire delle assurde lettere di contestazione disciplinare, che usano futili e pretestuosi motivi come pochi minuti di ritardo dovuti a cause di forza maggiore dimostrabili? A questo riguardo c'è da registrare una vittoria. Il Tribunale del Lavoro di Roma qualche giorno fa ha dato ragione a Luisa nella causa che la vedeva contrapposta alla multinazionale svedese. Dopo cinque mesi di sospensione non retribuita, dovuta a un'inidoneità inspiegabilmente riconosciuta dal medico aziendale ma non attestata dai medici Asl, Luisa potrà tornare al suo lavoro. Separata dal marito, Luisa vive a Terni con la sua bambina e ha un mutuo da pagare. Lavora in Ikea, al servizio clienti, da 10 anni. Ha un contratto part-time a 16 ore, per uno stipendio base di 500 euro. «Con le domeniche arriverò a 600 euro», precisa. Dopo un piccolo incidente avvenuto nel 2004, in cui ha riportato l'inclinazione di una vertebra del collo, Luisa non può spostare pesi. La responsabile del suo settore un bel giorno decide di mandarla in consegna merci, 8 ore da sola, a dare carrelli con i pacchi. «Spesso sono messi male e non si vede il codice, quindi li devi alzare». Luisa fa presente al medico che non poteva fare una mansione altra da quella che svolgeva da sempre. Conclusione? Inidoneità totale, secondo il medico aziendale. Forse sabato prossimo tornerà al suo posto di lavoro, ma resta tutta l'amarezza dovuta al fatto che per farsi riconoscere un diritto si debba pronunciare un tribunale. Solidarietà ai lavoratori in sciopero è stata espressa anche da Beppe Mariani, presidente della Commissione «Lavoro pari opportunità, politiche giovanili e politiche sociali», presente ieri al sit-in. «Ci troviamo davanti ad una illegittimità ormai conclamata, a una vessazione continua da parte dell'azienda verso i lavoratori. E' una cosa scandalosa» ha affermato Mariani. Che ha aggiunto: «Da gennaio porteremo in regione una legge del 'buon lavoro', per regolamentare o comunque vincolare tutti quei rapporti che ormai sono usciti fuori dalla giurisprudenza lavorista, anche quella più flessibile, che noi combattiamo».ospita la struttura?
  9. il Comune nell’ottica della trasparenza, renderà noto il progetto complessivo e farà un referendum tra i cittadini per sondare gli stati d’animo dei Cormanesi? Oppure si farà guidare solo dalle voci di bilancio e prenderà in considerazione solo le entrate che deriverebbero da una così estesa operazione immobiliare? La salute non ha prezzo e soprattutto non è in vendita per il pareggio di bilancio.
  10. Non erano le forze di sinistra che tempo fa (come ci ha fatto notare un lettore del blog) hanno firmato un accordo nel quale ci si impegnava ad escludere l’insediamento in Cormano di attività di Grande Distribuzione Organizzata? Come mai, a caldo, i commenti dei vari Assessori mi sono sembrati molto calorosi verso l’opzione Ikea?

Ribadisco che non ho nulla contro Ikea, anzi sono anche cliente. Vorrei però dei chiarimenti che spero arrivino dopo l’incontro che avremo col Sindaco Cornelli, nelle prossime settimane. Spero che il Blog Cormano5stelle possa diventare un punto di raccolta delle vostre opinioni e perplessità riguado questo insediamento commerciale, perchè sarete poi Voi e Noi a dover vivere in questa cittadina e a subire eventuali scelte sbagliate. Ora abbiamo la forza di farci sentire, grazie al web, usiamola e facciamo vedere che non siamo più cittadini passivi ma che vogliamo scegliere del futuro della nostra vita e del nostro territorio.

 

 

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