STORIA D’AMORE E DI BUROCRAZIA

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ALLA VIGILIA DELL’INCONTRO CHE SI TERRA’ DOMANI 14 APRILE IN COMUNE AVENTE COME ARGOMENTO LE UNIONI DI FATTO,RIPORTIAMO QUESTA TOCCANTE E ALLO STESSO TEMPO  PARADOSSALE STORIA D’AMORE E DI BUROCRAZIA.

IL NOSTRO AUSPICIO,E’ CHE QUESTA VOLTA LA NOSTRA MOZIONE SIA REALMENTE E SOTTOLINEAMO REALMENTE CONDIVISA ANCHE DALLA MAGGIORANZA.

L’articolo a firma Maria Fiore,è apparso sulla Provincia Paese del 7 Aprile 2015.

PAVIA. «Nessun rimpianto, solo il dolore profondissimo per un uomo straordinario che non c’è più. Ai giovani dico: vivete il vostro amore gay liberamente e alla luce del sole». Una scelta che Cesare Vitali e il suo compagno, Loris Dalla Mariga, bibliotecario dell’Università di Pavia morto a 66 anni esattamente due mesi fa (oggi ricorre l’anniversario) per una malattia improvvisa, fecero 39 anni fa. Un amore, il loro, lungo una vita. E che si è alimentato di cultura, di libri e soprattutto di teatro, la passione che li ha fatti incontrare e che li ha tenuti insieme per così tanti anni. «Una scelta coraggiosa in una città come Pavia, che accetta e tollera anche se partecipa poco, ma che rifarei mille volte – dice Vitali, 67 anni, insegnante di Lettere alle scuole medie, ora in pensione –. In realtà, però, proprio ora che Loris è morto ho dovuto fare i conti con una burocrazia che nega i diritti e che tende a chiudere in ruoli definiti una storia d’amore».

C’è qualcosa che l’ha ferita più di altre?

«Quando sono andato in ospedale a chiedere la cartella clinica. La mia sofferenza si è scontrata con la realtà di una coppia di fatto che per lo Stato non esiste. Una situazione che ho vissuto anche per altre pratiche amministrative. La domanda era sempre la stessa: “Lei chi è?”. Per l’ospedale ho dovuto compilare un modulo in cui dichiaravo di essere l’erede».

Perché ha chiesto la cartella clinica?

«Diciamo che per accettare la morte di Loris ho bisogno di qualche risposta. I giorni della sua malattia, cominciata con una banale influenza e terminata nel reparto di Rianimazione, dove ha trascorso tre settimane in coma dopo una banale caduta in casa, non mi danno pace. Voglio solo sapere se è stato fatto tutto il possibile o se doveva andare così come purtroppo è andata».

Ci parli della sua storia d’amore. Come vi siete conosciuti?

«Beh, ricordo perfettamente il giorno: era il 10 aprile del 1976. Ho conosciuto Loris a Milano, in un bar, prima di una rappresentazione alla Scala. Saltammo lo spettacolo. Dopo otto giorni siamo andati a vivere insieme. Entrambi avevamo 28 anni».

La passione per il teatro, da quello che dice, è stato il cemento della vostra unione.

«Assolutamente. Quando ci siamo incontrati erano gli anni della Renaissance, si iniziavano a rappresentare opere che non apparivano più a teatro da ormai un centinaio di anni, come nel caso di Donizzetti e Rossini. Era anche l’epoca delle grandi vocaliste, insomma un periodo di particolare fermento per la lirica. Più di recente, io e Loris abbiamo dato il nostro contributo per la riapertura del Fraschini, che è rimasto chiuso per nove anni. Loris, comunque, è vissuto in mezzo ai libri. Ha lavorato prima in una casa editrice, poi dopo il concorso è diventato bibliotecario all’Università centrale».

Qual è stata la reazione delle famiglie alla decisione di andare a vivere insieme?

«Per Loris fu più facile, per la mia famiglia un vero choc, soprattutto per mia madre. Dopo 20 giorni fu lei stessa a dirmi di portare Loris a pranzo».

E come è stato vivere il vostro amore in una città come Pavia?

«Ci siamo sentiti accolti, anche se poi va distinta, in questa città, la tolleranza dalla partecipazione vera. Poteva essere difficile per il mio lavoro di insegnante, ma alla fine dai miei allievi ho ricevuto sempre grande stima».

E il suo compagno?

«Come me non scendeva a compromessi. Loris era una persona unica, sensibile, colta, umile nel suo sapere e apprezzato da molti. Tante persone hanno mostrato la loro vicinanza, in queste settimane. Dopo la sua morte ho ricevuto la telefonata del soprano Montserra Caballèt. “Se ne è andato un angelo”, mi ha detto. Loris era una di quelle persone che si incontrano una sola volta nella vita».

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